La filiera

Dal vello al prodotto finito il percorso è lungo e passa per molte mani. Ogni passaggio aggiunge valore, ma può anche interrompersi. In Italia alcuni anelli si sono assottigliati fino quasi a sparire.
Qui raccontiamo la filiera fase per fase: cosa succede, cosa funziona e dove la ricerca sta aprendo strade nuove, dentro e fuori dal tessile.

Allevamento, tosa e raccolta

Prima di tutto, c'è il pascolo. Le greggi che producono questa fibra tengono aperti i prati, contengono gli incendi e mantengono viva la biodiversità. La lana nasce lì, ed è da lì che si misura il suo valore reale. Tosare non è una scelta: la pecora va liberata dal vello ogni anno, per la sua salute. Raccolto e stoccato, in assenza di una filiera che lo aspetti il vello viene classificato come sottoprodotto di origine animale: un materiale da smaltire, con altre spese.

Innovazione/potenziamento possibile

Centri di raccolta condivisi tra allevatori vicini; scuole di tosatura per formare chi verrà dopo; consorzi e cooperative che trattino per tutti invece che uno per uno; registri digitali che leghino ogni partita alla razza, al pascolo e all’anno.

Cernita e classificazione

Il vello viene aperto e separato per finezza, lunghezza, colore e pulizia. È qui che una lana diventa pronta ad essere filata oppure resta grossolana e prende altre strade. È un lavoro manuale ed esperto, che aggiunge valore, ma richiede tempo e conoscenza.

Innovazione/potenziamento possibile

Cernita assistita da sensori e spettroscopia a infrarossi per riconoscere finezza e impurità senza toccare la fibra; schede di classificazione condivise; formazione di cernitori giovani, prima che il mestiere si perda.

Lavaggio

È il vero collo di bottiglia. Il vello viene battuto, lavato a temperature decrescenti, risciacquato e asciugato. Servono molta acqua ed energia, e le acque di scarico vanno trattate. In Italia è rimasto un solo impianto industriale dimensionato su grandi volumi, e le piccole partite locali restano fuori.

Innovazione/potenziamento possibile

Impianti piccoli, pensati per partite ridotte e fibre disomogenee; lavaggi sostenibili che sfruttano nuove tecnologie riducendo l’uso di agenti chimici e con circuiti chiusi per non sprecare acqua; recupero della lanolina (la cera naturale del vello, che diventa base per creme, saponi e pomate) e trattamento dei fanghi come materia e non come rifiuto.

Cardatura

Le fibre lavate vengono districate e allineate fino a formare un velo morbido e omogeneo. È il bivio della filiera, da qui la lana può salire al filatoio oppure fermarsi e diventare feltro. La cardatura tollera anche fibre corte e irregolari, quelle che più avanti verrebbero scartate.

Innovazione/potenziamento possibile

Cardatura di partite piccole ed eterogenee; miscele con altre fibre naturali per compensare eventuali limiti tecnici; macchinari condivisi tra produttori vicini, così che nessuno debba raggiungere da solo la quantità minima.

Feltro e non tessuto

Con acqua calda, sapone e movimento le squame della fibra si aprono e si agganciano tra loro: la lana si compatta, e non torna più indietro. Infeltrire il velo cardato senza filarlo né tesserlo è la via più corta, e la più antica, per dare forma alla lana: si ottiene una superficie continua, senza trama, calda e resistente. L’infeltrimento accoglie le lane grossolane, quelle che nessun filatoio accetta.

Innovazione/potenziamento possibile

Impiego in pannelli isolanti, imballaggi, arredo e oggetti; feltratura a secco o con molta meno acqua.

Filatura

Il velo cardato viene stirato e ritorto in filo. Qui la lana acquista valore, ma servono macchinari specifici, energia e quantità minime che le piccole realtà raramente raggiungono; inoltre, le fibre troppo corte non possono essere filate.

Innovazione/potenziamento possibile

Dare uno sbocco agli scarti invece di considerarli un residuo, per imbottiture, feltri, filamenti per la stampa 3D di pezzi leggeri e resistenti.

Tessitura

Il filato diventa tessuto o maglia. È la fase che dà forma alla materia e che decide gran parte delle prestazioni del prodotto finale, ma richiede strumenti idonei e competenze.

Innovazione/potenziamento possibile

Tessuti tecnici che sfruttino le proprietà naturali della lana (traspirazione, resistenza al fuoco, isolamento termico) senza limitarsi all’abbigliamento; reti di telai artigianali che lavorino in comune.

Follatura

Il tessuto appena uscito dal telaio viene lavorato con calore, vapore e movimento: le fibre si serrano, la trama si chiude fino quasi a scomparire, la pezza si restringe e diventa più resistente ed impermeabile. È il passaggio che trasforma un panno leggero in un panno da montagna.

Innovazione/potenziamento possibile

Follatura a basso consumo di acqua ed energia; recupero e riuso delle pezze uscite fuori misura.

Tintura

Il colore aggiunge valore percepito e varietà. È anche il momento con l’impronta ambientale più pesante, tra acqua, calore e sostanze chimiche.

Innovazione/potenziamento possibile

Tinture naturali ricavate da scarti agricoli; processi a basso consumo di acqua e calore; valorizzare il colore naturale della lana (bianco, grigio, marrone, nero) che permette di non tingere affatto.

Manifattura e mercato

Nascono i prodotti finiti, e con loro il racconto che li accompagna. È la fase che crea più lavoro e più valore.

Innovazione/potenziamento possibile

Tracciabilità verificabile dal pascolo allo scaffale, con un’etichetta che tracci fin da quale gregge arriva la fibra; piattaforme digitali che mettano insieme la domanda di tante piccole realtà artigiane; marchi di territorio; prodotti pensati fin dal disegno per essere riparati o facilmente disassemblati.

Fine vita

La lana pura si può riusare, riciclare in fibra rigenerata o lasciare al terreno, dove si decompone restituendo azoto. I prodotti misti con fibre sintetiche, invece, sono quasi impossibili da separare.

Innovazione/potenziamento possibile

Riciclo meccanico dei tessuti a fine uso per ricavarne lana rigenerata; raccolta organizzata del post-consumo; fibre e pellicole proteiche rigenerate ottenute sciogliendo ciò che non è più recuperabile come tessuto; reimpiego degli scarti in altri settori produttivi diversi dal tessile.

Oltre il tessile

Le ben note proprietà della lana la rendono interessante anche oltre il settore del tessile/abbigliamento.
Nel mondo già si sperimentano molte di queste strade e diverse sono già sul mercato.

Agricoltura

Pellet a lenta cessione che nutrono il terreno; teli e dischi per pacciamatura; substrati per il florovivaismo al posto della torba; fertilizzanti; geotessili che trattengono i versanti.

Ingegneria ambientale

La lana lega a sé metalli pesanti e idrocarburi, se ne possono ricavare filtri per l'acqua e per l'aria, spugne che catturano gli inquinanti dai reflui industriali e barriere per gli sversamenti in mare.

Edilizia

Pannelli isolanti termici e acustici che sostituiscono materiali derivati dal petrolio; feltri pressati senza colle né leganti; intonaci e terre battute rinforzate con la fibra; e la capacità della lana di catturare formaldeide e altre sostanze volatili.

Packaging

Fodere in lana per la catena del freddo: proteggono alimenti e farmaci meglio del polistirolo e a fine vita si compostano.

Cosmesi e farmaceutica

La lanolina recuperata dal lavaggio entra in creme, detergenti, pomate e unguenti.

Nuovi materiali biocompositi

Dalla cheratina, la proteina di cui la lana è fatta, si ottengono film, spugne, gel e biocompositi che sostituiscono polimeri sintetici; si sperimentano materiali compositi rinforzati con la fibra, supporti per la rigenerazione dei tessuti.